di Carmelo Micalizzi | 03-07-2016 | Calcio Internazionale
Il sogno azzurro si infrange dagli 11 metri. Fanno
festa i tedeschi che ce la fanno dopo un’infinità di tentativi, ed eliminano
forse l’Italia più mediocre di sempre dal punto di vista qualitativo, ma con un
gruppo tanto forte da far rabbrividire.
Non avremmo voluto le lacrime di Barzagli e Buffon a fine gara, forse non
avremmo meritato questo epilogo, ma la lotteria dei rigori, si sa, è impietosa,
e per l’Italia è quasi sempre stata maledetta, con qualche tregua concessa qua
e là come nel 2006 o nel 2012.
Ieri sera al Matmut Atlantique di Bordeaux è stata una battaglia, senza dubbio
la gara più lunga del torneo, tanto che a un certo punto sembrava non voler
finire più. Nei regolamentari sembrava già essersi messa male per l’Italia,
quando dopo il gol di Ozil, gli azzurri non davano l’impressione di poterla
riagguantare. Poi a un tratto un colpo di testa di Chiellini e una marcatura
sciagurata alla Mila e Shiro di Boateng riaprono i giochi grazie al penalty
concesso da Kassai per fallo di mano (pessimo arbitraggio il suo) e trasformato
da Bonucci.
Tanta la sofferenza, la voglia di non perdere e poi i calci di rigore, che
segnano la fine dell’avventura azzurra:
ai sorteggi vince entrambe le volte Schweinsteiger, che sceglie la porta e l’ordine
di tiro. L’Italia tirerà per prima. Zaza entrato al 120’ è il secondo a tirare
e il primo degli azzurri a sbagliare, ma subito dopo Buffon neutralizza il
rigore di Muller, poi, vede stamparsi sul palo quello di Mesut Ozil. Tutto
sembra dire Italia: basta un gol di Pellé dal dischetto per rendere ogni rigore
successivo quello decisivo, ma sciaguratamente, l’attaccante azzurro calcia
malissimo dopo aver fatto addirittura a Neuer il segno del “cucchiaio”. Il
quinto rigore viene sbagliato da Bonucci e rischia di regalare il passaggio ai
tedeschi, ma Schweisteiger calcia alto il pallone decisivo e si va a oltranza.
La fine arriverà solo al diciottesimo rigore, dopo l’errore di Darmian e il gol
di Hector. Esplode di gioia la Germania, ma soprattutto Schweinsteiger, che per
la prima volta non lascia il campo in lacrime dopo una partita contro l’Italia
e trova il suo “lieto fine”, come scrive anche Bild.de nella sua homepage.
E’ la fine del sogno azzurro, la fine di una cavalcata interrotta troppo
presto, che forse ci ha emozionato di più da quel 2006, nonostante la finale
dello scorso europeo conquistata e poi persa malamente con la Spagna.
E’ la fine del nostro europeo, che però ci vede uscire a testa alta, perché
quando si parte da super sfavoriti e si vince il girone, mandando poi a casa
agli ottavi gli spagnoli che ci avevano sempre eliminati non si può chiamare
fallimento.
A testa alta perché chiunque a un certo punto ha creduto che, nonostante i
limiti tecnici, questo gruppo guidato dal vero top player chiamato Antonio
Conte, potesse riuscire a gettare il cuore oltre l’ostacolo, portando a casa
sempre di più, partita dopo partita.
Così non è stato. Andiamo a casa dopo una partita infinita, dopo 18 calci di
rigore contro i campioni in carica.
E poco importa se per questa volta l’hanno vinta loro, la storia ci ha regalato
grandi vittorie, ma anche grandi beffe, e noi saremo pronti a prenderci la
rivincita già da Russia 2018, con un nuovo condottiero, Giampiero Ventura, ma
con la stessa passione.
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